La buona fatica di Maroni
Roberto Maroni ha ottenuto ieri un altro apprezzabile risultato, per quanto ancora parziale, nella difficile partita che sta conducendo, spesso senza molti alleati interni, per fronteggiare una situazione estremamente difficile: oggettivamente, per la dimensione dell’afflusso migratorio in atto; e soggettivamente, per la particolare “sensibilità” del suo partito, per non dire cieca la ostilità di fronte alle necessarie scelte indicate dal Viminale.
5 AGO 20

Roberto Maroni ha ottenuto ieri un altro apprezzabile risultato, per quanto ancora parziale, nella difficile partita che sta conducendo, spesso senza molti alleati interni, per fronteggiare una situazione estremamente difficile: oggettivamente, per la dimensione dell’afflusso migratorio in atto; e soggettivamente, per la particolare “sensibilità” del suo partito, per non dire cieca la ostilità di fronte alle necessarie scelte indicate dal Viminale.
Incontrando ieri l’omologo francese Claude Guéant, Maroni ha raggiunto un accordo sui pattugliamenti comuni delle coste nordafricane e sulla costituzione di un gruppo di lavoro per risolvere l’emergenza dei flussi. Anche se il duro confronto con Parigi sulle norme di Schengen non è risolto, e anzi proprio ieri la Germania si è aggiunta nel giudicare i permessi temporanei di soggiorno concessi dall’Italia contrari “allo spirito di Schengen”, annunciando battaglia per lunedì al Consiglio dei ministri degli Affari interni in Lussemburgo.
Ma se finora Maroni se l’è cavata piuttosto bene, è perché ha saputo operare scelte politiche. Denunciato fin dall’inizio la colossale emergenza “umanitaria”, ha potuto poi lavorare su registri diversi. Quello tradizionale della lotta contro l’immigrazione clandestina, lo ha portato a collaborare con il premier nella ricerca di un nuovo accordo con la Tunisia e a cercare, dopo un attrito inevitabile, un compromesso con il governo francese, a sua volta tallonato dalla pressione xenofoba del Front National. Sull’altro terreno, quello dell’organizzazione dell’accoglienza – che è quello che gli ha creato più problemi – alla fine ha ottenuto un’intesa con tutte le regioni, anche con il recupero di un ruolo operativo della Protezione civile, esplicitamente apprezzata da Giorgio Napolitano. Attraverso questa strada ha potuto emanare un decreto per la concessione di permessi temporanei, che preoccupa non poco la base del suo stesso partito, ma che potrebbe essere una buona carta.
Sarebbe peraltro limitativo descrivere le tensioni cui ha dovuto rispondere il ministro dell’Interno solo in termini di partito. La preoccupazione per l’ondata migratoria non è solo della Lega o del nord, come dimostra la vicenda delle dimissioni, poi rientrate, del sottosegretario Alfredo Mantovano e del sindaco di Manduria. Maroni è arrivato alle varie intese (tutte da verificare naturalmente) partendo da posizioni nette accompagnate però da una capacità di mediazione e di ascolto. L’opposizione ha denunciato questa tattica come espressione di incertezza (mascalzonate a parte), ma forse in questo momento sarebbe più lungimirante sostenere lo sforzo del Viminale, riservandosi di vedere le conseguenze concrete di queste scelte, comunque difficili, per giudicare.